San Pietro d’Orzio

LA  CHIESA  PARROCCHIALE

Antichi documenti testimoniano l’esistenza nella comunità di San Pietro di una Chiesa fin da epoca molto remota (il più antico documento risale al 1237).

Quella Chiesa, dapprima sussidiaria della Pieve di Dossena, sorgeva in località Sella. Era un edificio abbastanza ampio, con il tetto sorretto da due archi. Aveva cinque altari: l’altare maggiore collocato sotto una volta dipinta e quattro altari laterali dedicati all’Addolorata, a S. Antonio abate, alla Beata Vergine del Rosario e a  S. Giuseppe.  All’esterno la Chiesa aveva un porticato a ovest; a nord stava la casa parrocchiale e il campanile. Sorgevano, sempre in quella località, l’edificio del Comune, le Scuole e il Cimitero.

L’instabilità del terreno aveva reso necessari molteplici interventi di consolidamento delle fondamenta e dei muri perimetrali. Si pensi che nel corso del 1800 furono eseguite opere di riparazione e di consolidamento negli anni 1832, 1851, 1875, 1892. Nonostante questi lavori, una parte della struttura era pericolante e minacciava di cadere. Vennero effettuate perizie da parte di geometri ed ingegneri. La diagnosi dei tecnici non lasciava speranze; tutti consigliavano l’immediata demolizione della Chiesa e suggerivano la costruzione di un nuovo edificio in località più comoda per la gente e su terreno più solido.

Il 18 luglio 1898 il Prefetto di Bergamo ordinava all’autorità municipale di San Pietro d’Orzio la demolizione della Chiesa parrocchiale, “a causa dell’immediato pericolo che essa Chiesa presentava”. Due giorni dopo il Sindaco di San Pietro con propria ordinanza proibiva la celebrazione di funzioni religiose sia in Chiesa che sotto il portico, allo scopo di evitare qualche disgrazia.

LA NUOVA CHIESA:  IL LUOGO

La decisione di demolire la vecchia Chiesa e di erigerne una nuova fu presa dalle autorità e dalla popolazione pressoché all’unanimità. Si trattava ora di pensare concretamente alla realizzazione del nuovo tempio, tanto più che i fedeli assistevano alle cerimonie religiose in un luogo di fortuna all’aperto.

Si trattava ora di individuare la località su cui costruire il nuovo edificio. Il 7 agosto 1898, in una riunione  indetta dal parroco Giovanni Sangalli, alla quale parteciparono i capifamiglia, il Sindaco e l’Amministrazione comunale, la quasi totalità dei presenti scelse la località “I Piani” ( così era chiamato il  luogo dove  sorge l’attuale Chiesa).

Individuato il terreno su cui doveva sorgere la nuova Chiesa e ottenuta l’approvazione dei fedeli, per cautelarsi da eventuali imprevisti futuri furono effettuati assaggi e rilievi geologici, si studiarono gli strati del terreno  e gli eventuali corsi d’acqua sotterranei. Avute tutte le garanzie da una qualificata commissione di esperti, si procedette all’acquisto del terreno. Il proprietario, Boffelli Giovanni si era dichiarato disponibile a vendere alla Parrocchia il fondo designato. L’atto definitivo venne rogato dal notaio Carlo Rho di San Giovanni Bianco il 29 dicembre 1898.          Il parroco comperò e pagò per contanti lo stesso giorno, per conto degli abitanti e del Comune di San Pietro d’Orzio al prezzo convenuto di lire 2.500.

IL PROGETTO

L’incarico di redigere il progetto fu affidato all’ingegner Santo Calvi di Piazza Brembana. Ai primi di gennaio 1899 l’ingegnere presentò il suo progetto accompagnato da una relazione illustrativa assai interessante. Anzitutto precisa di essersi attenuto alle idee e ai suggerimenti avanzati dalla Fabbriceria e dagli abitanti di San Pietro. Erano stati tutti concordi che la nuova Chiesa avesse una dimensione maggiore della precedente, sufficiente a contenere 500 fedeli, parte in piedi e parte seduti comodamente. Il secondo criterio cui si ispirò l’ingegner Calvi era quello della economicità. La Chiesa è a una sola navata, con cappelle e altari laterali; il presbiterio è rettangolare, il coro semicircolare. L’altezza del cornicione sul pavimento della Chiesa è di metri 10,10; l’altezza totale della Chiesa dal pavimento alla volta di copertura di metri 16,64, alla sommità del tetto metri 21.  Annessi alla Chiesa vennero progettati la sacrestia e il campanile.  Per quanto riguarda il campanile, il progetto prevede la costruzione fino all’altezza del tetto della Chiesa, lasciando sospesa la parte superiore, cioè la torre campanaria. Provvisoriamente ci si sarebbe serviti del campanile della Sella ancora funzionante.   Un altro particolare interessante: l’ing. Calvi sottolinea che la disposizione dell’interno della costruzione, per espressa volontà della popolazione, è conforme a quello della vecchia Chiesa demolita. Nei lavori di restauro, realizzati nel 2001/2002, sono stati scoperti e riportati allo stato originario molti elementi della vecchia Chiesa, presenti soprattutto negli altari laterali, nel coro e nel presbiterio.  Nella elaborazione del progetto della Chiesa l’ing. Calvi si era ispirato, per quanto riguarda la pianta, l’interno e l’alzato, alla Chiesa di San Bartolomeo di Bergamo. Rispetto alla Chiesa cittadina, la nostra risultava meno ampia ma più alta.

Il costo dell’intera opera (escluso, come si è visto, la parte terminale del campanile e la sistemazione del piazzale esterno, che il progettista lasciava direttamente alla popolazione e perciò con comportava spesa) ammontava a lire 68.000. Successivamente, il 28 febbraio 1899, il Calvi rettificava i propri calcoli sulla base della disponibilità della popolazione di fornire gratuitamente materiali e manodopera. Prima dell’inizio dei lavori la popolazione aveva provveduto gratuitamente alla demolizione della vecchia Chiesa, alla fornitura di 350 piante di abete e di oltre 200 metri di tavole per ponteggi, di 350 metri cubi di pietrame e di circa 60 metri cubi di sabbia. Pertanto l’importo preventivato in lire 68.000, grazie a questo concorso di opere e di materiale, calcolato nella rispettabile somma di lire 17.626,64, si riduceva a lire 50.323,36.    Una ulteriore economia, pari a lire 8.304, si otteneva tralasciando certe opere ritenute per il momento non necessarie: il pavimento, che doveva essere rivestito di mosaico di cemento, sarebbe stato coperto da una semplice gettata di malta, come era quello della vecchia Chiesa; non si sarebbero costruiti il pulpito e due altari laterali; per l’altare maggiore si sarebbe utilizzato quello esistente. Infine era previsto un ribasso d’asta di circa il 6% sull’importo dei lavori a pagamento.

Riassumendo, il costo totale dell’opera, dedotto il lavoro e i materiali forniti gratuitamente dalla popolazione e le nuove economie previste, nonché il ribasso d’asta, veniva calcolato dall’ing. Calvi in lire 39.500. Il costo finale risulterà di gran lunga superiore a quello preventivato.

FINANZIAMENTO DELL’OPERA

Lo slancio generoso con cui la popolazione di San Pietro aveva risposto per far fronte ad una parte delle ingenti spese mediante prestazioni gratuite d’opera e fornitura di materiali aveva consentito di abbassare sensibilmente il costo per l’erezione della nuova Chiesa. Rimaneva pur sempre una cifra di poco inferiore alle 40 mila lire, che rappresentava una seria ipoteca per gli anni futuri delle esigue risorse finanziarie della Parrocchia e del Comune.  Certamente ci saranno state, da parte della popolazione, anche offerte in denaro. Purtroppo nei primi anni di lavoro non si trovano documenti in tal senso. Successivamente, invece, verranno registrate dal Parroco tutte le offerte, le prestazioni d’opera gratuite e a pagamento, le pubbliche sottoscrizioni.

In un primo momento la Fabbriceria parrocchiale puntò le sue carte sul finanziamento pubblico da parte del Comune di San Pietro, della Prefettura di Bergamo e del governo.  La risposta del Comune si fece attendere a lungo: nel 1901, a lavori iniziati, arrivò la comunicazione che l’Amministrazione comunale  avrebbe contribuito alla costruzione della nuova Chiesa con la somma di lire 20 mila.

BENEDIZIONE E POSA DELLA PRIMA PIETRA

L’11 maggio 1899 il vescovo di Bergamo, mons. Gaetano Camillo Guindani, con una solenne cerimonia benediceva la prima pietra della erigenda Chiesa parrocchiale.  L’Eco di Bergamo, alcuni giorni dopo, dedicò all’avvenimento un lungo articolo.

INIZIO DEI LAVORI

Il progetto era pronto,  l’inaugurazione ufficiale avvenuta: si trattava ora di dare inizio ai lavori.    La popolazione si mise subito all’opera per rifornire il cantiere dei materiali necessari. Per le pietre si fece uso di quelle della Chiesa demolita (trasportate con vagoncini), le altre furono ricavate da una cava aperta sulla cima dello Zucco. La sabbia fu portata dal Brembo (in genere si lavorava tutti insieme, specie la domenica) e dal Roccolino. Una teleferica collegava questa località con lo Zucco. Un’altra più corta scendeva dallo Zucco fin sul piazzale della Chiesa.  Altro lavoro fu tagliare il legname per i ponteggi e per il tetto, trasportarlo parte alle segherie e parte direttamente sul cantiere.  Per la calce, molto usata nelle costruzioni, si utilizzò un forno funzionante presso il Bosco in zona detta “Pra Long”.

Si procedette quindi all’asta per l’appalto delle opere murarie e del tetto. Risultarono vincitori gli imprenditori Cisana Giuseppe di Bonate Sopra e Rovaris Angelo di Sforzatica. Il contratto fu stipulato il 12 gennaio 1900.

Nel 1900 furono completati i muri perimetrali della Chiesa e del campanile e il tetto del coro. L’anno successivo fu collocato il tetto. Terminava così il primo lotto di lavori, pagato circa 15 mila lire (a questa cifra vanno aggiunte altre 9.500 lire pagate per perizie, progetti, legname, ferro, trasporto del materiale, più la somma pagata per l’acquisto del terreno).

Prima di porre il tetto della Chiesa, fu ordinata all’ingegner Luigi Mazzocchi (che lavorava a San Pellegrino per conto delle Terme) una perizia statica. L’ingegnere suggeriva di provvedere immediatamente al rifacimento dei piloni di sostegno e di parte dei muri, perché la ditta Cisana aveva lavorato in modo deplorevole: i piloni  del presbiterio e della navata (non ancora gravati dal peso delle arcate e del tetto)  presentavano lesioni, spaccature, contorsioni. L’intervento, suggerito dall’ing. Mazzocchi, che richiese mesi di lavoro, fu eseguito questa volta a regola d’arte, come previsto nel contratto. Dopo di che si pose il tetto della navata.

UNA GRAVE DISGRAZIA

Ma un avvenimento più grave stava per mettere a dura prova il Parroco, le Autorità e l’intera comunità.  La popolazione, come abbiamo visto, aveva lavorato con entusiasmo, ancor prima dell’inizio ufficiale dei lavori, per procurare il materiale necessario. Questa preziosa opera proseguì perché occorrevano continuamente pietre, mattoni, calce, sabbia, legname. Si trattava di lavori molto faticosi, ma non particolarmente pericolosi, se si esclude lo sparo delle mine per procurare pietre e il trasporto dei materiali con fili metallici. La gente di allora, comunque, aveva molta pratica di queste attrezzature, anche perché erano abitualmente usate per il trasporto della legna dei boschi, specie da quelli più lontani.

Ma la fatalità in questi lavori è spesso in agguato. Sabato 27 luglio 1901 sullo Zucco si consumò una tragedia. L’unica testimonianza trovata su questo luttuoso episodio è riportata sul Registro dei morti della Parrocchia. “Il giorno 27 del mese di luglio, Giovanni Battista Milesi, figlio di Giuseppe, della frazione Grabbia, mentre stava lavorando per preparare i materiali per la nuova Chiesa di questa Parrocchia, in cima al colle comunemente detto “Zucco di San Pietro”, di pomeriggio, fu stroncato da improvvisa disgrazia. Il suo compagno, Luiselli Enrico di Orzio, rimase incolume”. Il poveretto venne sepolto nel cimitero di San Pietro due giorni dopo con solenni onoranze alle quali partecipò tutta la popolazione e ben 27 sacerdoti.

La tragedia stese una cappa di profonda tristezza su tutta la popolazione. Si ultimarono i lavori in corso da parte della Ditta per la posa del tetto della navata e poi i lavori vennero sospesi.

SOTTOSCRIZIONE POPOLARE

I lavori per la costruzione della nuova Chiesa, bruscamente e tragicamente interrotti negli ultimi mesi del 1901, ripresero solo tre anni dopo.

In questo arco di tempo si saldarono i debiti accumulati negli anni precedenti e si cercò di ristabilire l’armonia e l’unità all’interno della Parrocchia.  Fu anche istituita una commissione di fedeli per la continuazione dei lavori. La commissione, eletta tra i capifamiglia che si erano dichiarati favorevoli a farne parte,  composta da 11 membri appartenenti alle diverse frazioni della Parrocchia, si propose l’obiettivo di raccogliere 10 mila lire mediante una pubblica sottoscrizione.  Ai capifamiglia fu proposta una convenzione: chi la sottoscriveva si impegnava a pagare ogni anno, a cominciare dal 1903 e per dodici anni consecutivi l’annua somma da ciascuno dichiarata con la propria firma.  La convenzione fu accettata e sottoscritta da 70 capifamiglia per un importo complessivo (in dodici anni) di circa 8.500 lire.  Si era rimasti un po’ al di sotto della cifra prevista, ma scorrendo la lunga lista delle offerte e delle firme, spesso tracciate con grafia molto incerta, ci si rende conto che la quota di lire dodici annue che molti impegnarono  era troppo elevata per alcune famiglie, le quali vollero comunque partecipare alla sottoscrizione offrendo cifre più modeste, ma non per questo meno importanti, perché ognuno aveva dato secondo le sue reali possibilità.

IL NUOVO PARROCO DON FELICE PEITI

La sottoscrizione popolare fu l’ultimo atto ufficiale compiuto dal parroco  don Giovanni Sangalli nella parrocchia di San Pietro. Alla fine di marzo 1903 lo troviamo prestare il suo ministero sacerdotale presso il Duomo di Bergamo. Don Sangalli, nativo di Suisio e Parroco a San Pietro dal 1895, va annoverato tra i principali e più convinti promotori della costruzione della nuova Chiesa.  Fu sostituito da don Felice Peiti, sacerdote dalla profonda cultura, dalla spiccata personalità. Attento, preciso, rifiuterà di saldare dei conti semplicemente perché alcune misure non corrispondevano esattamente a quelle previste nel progetto. Appena giunto a San Pietro fu sua premura dare nuovo impulso alla ripresa dei lavori. In soli due mesi furono raccolte offerte spontanee per circa 2.700 lire.

COLLAUDO DELLE OPERE

Per riprendere i lavori era necessario procedere al collaudo delle opere eseguite nel 1900-1901.  Nel mese di gennaio 1904 il collaudo, alla presenza dell’ing. Calvi, diede risultati più che soddisfacenti. Il valore delle fondamenta, dei muri in elevazione, del tetto e del campanile viene stimato dall’ingegnere in lire 37.243, a cui va aggiunto il costo del terreno.  Da aggiungere poi la consistenza del materiale di scorta sul cantiere (pietre, calce, sabbia, legname, ferro…) valutata dal Calvi nella ragguardevole cifra di 10 mila lire. Tutti i conti erano stati pagati: rimaneva solo da saldare un debito di circa 1.700 lire con la Ditta Cisana.

Le cifre che stiamo fornendo testimoniano una corrispondenza davvero ammirevole della gente. È vero, c’era stato il contributo del Comune di San Pietro d’Orzio, ma se si considera il costo complessivo del primo lotto di lavori, ci si rende conto che più della metà dell’importo era stato pagato dalla popolazione con il proprio lavoro e con offerte in denaro. Al completamento dei lavori provvederà totalmente la popolazione.

DUE ANNI DI INTENSO LAVORO

Nel 1904, dopo il collaudo, assistiamo ad una vigorosa ripresa dell’opera volontaria dei parrocchiani. Si lavorava praticamente tutti alla domenica e nei mesi liberi da impegni nella campagna. A settembre e ottobre si lavorò per la produzione dei mattoni necessari per la costruzione della volta con la sabbia trasportata col filo dalle Colle. Per razionalizzare il lavoro, il paese venne diviso in tre zone: gli abitanti di Orzio e Palazzo prestavano la loro opera il lunedì e il giovedì; quelli del Grumo, della Portiera e del Brembo (così era allora chiamata la zona della Centrale) il martedì e il venerdì; quelli del Bosco, Zappello, Vascullera il mercoledì e il sabato.        La domenica si lavorava tutti per il trasporto della sabbia, anche dal Brembo, che era la sola valida per la malta delle opere murarie. In quei mesi furono preparati circa 120 mila mattoni crudi e si allestì una fornace per la cottura. Questa fornace doveva trovarsi dove oggi c’è l’orto della casa parrocchiale, terreno che allora non era ancora di proprietà della Parrocchia. Nel mese di settembre 1904 furono tagliati e trasportati trenta carri di legna per la fornace, data in dono dal signor Morali Francesco del Palazzo. Lo stesso Morali donò pure cinque piante di noce per farne assi per la Chiesa.

Nel 1905 si provvide a completare l’interno della Chiesa con la costruzione delle volte, la posa del pavimento, la realizzazione della sacrestia. La costruzione delle volte fu affidata ad una Ditta specializzata di Milano, l’”Unione Voltisti Italiani”. I lavori iniziarono il 23 maggio con la posa dei ponteggi e si conclusero il 23 luglio.  Prestarono il loro lavoro 3-4 voltisti coadiuvati da manovali del posto tutti rigorosamente coperti da assicurazione. Ultimati i lavori alle volte, un centinaio di tronchi di abete – usati nei ponteggi – furono venduti al direttore dei lavori per la ferrovia della Valle Brembana. Ricordiamo che la ferrovia elettrica di Valle Brembana entrerà in funzione nel 1906, e collegherà Bergamo con San Giovanni Bianco.

Nel mese di agosto iniziarono i lavori, affidati all’impresa Gherardi Angelo di San Pellegrino, per la stabilitura e gli stucchi della Chiesa sotto il cornicione e per la costruzione della Sacrestia. Contemporaneamente i pittori Tosti e Spini realizzarono gli affreschi delle volte del presbiterio.  Furono riutilizzati anche molti materiali della vecchia Chiesa: gli stipiti della porta a mezzogiorno, i gradini dell’altare maggiore, il coro. Prestarono la loro preziosa opera i falegnami del nostro paese: Bonzi Pietro e figlio Alessandro del Bosco; Mangini Cristoforo della Portiera; Luiselli Samuele di Orzio; e il tagliapietre Gervasoni Quirino di San Gallo.  A novembre venne posto il pavimento dal suolino Lorenzi Enrico di Bergamo. La popolazione aveva provveduto al trasporto delle mattonelle da San Giovanni Bianco.

INAUGURAZIONE DELLA CHIESA

Nel mese di dicembre ormai tutto era pronto. Venne innalzato da Bonzi Pietro e dal figlio Alessandro l’imponente apparato del Triduo.    Il 24 dicembre 1905 la Chiesa venne aperta al culto, con la benedizione del parroco don Peiti.  Nei giorni seguenti si trasportò processionalmente il Santissimo dalla vecchia Chiesa alla nuova, poi si proseguì con solenni funzioni che duravano, come era allora consuetudine, dal mattino prestissimo a sera tardi.

Erano trascorsi sette anni dalla posa della prima pietra. La gente andò giustamente fiera di quest’opera, anche se, per completare la Chiesa parrocchiale passeranno ancora molti anni. Mancavano ancora gli altari laterali, le cantorie, le dorature, le decorazioni, il campanile (si continuò ad usare per alcuni anni quello della Sella), i porticati…

Comunque un risultato concreto era stato ottenuto a prezzo di enormi sacrifici da parte di tutta la popolazione della Comunità di San Pietro d’Orzio che quell’anno – 1905 – contava 553 abitanti.

 

LE OFFERTE

L’onere finanziario per la costruzione della Chiesa rappresentò per l’intera Comunità un peso non indifferente.  In quegli anni la gente, pur vivendo spesso nella miseria, diede una prova tangibile del proprio attaccamento alla Casa di Dio, sottraendo al misero bilancio familiare “qualcosa” per contribuire alle spese. Nell’Archivio parrocchiale esistono in proposito parecchie testimonianze. Infatti don Peiti ha lasciato un registro in cui sono annotate, giorno per giorno, a partire dal novembre 1903, le offerte ricevute. Scorrendo questo elenco si possono notare, a fianco di offerte particolarmente generose, altre più modeste, segno evidente della diversa condizione finanziaria delle famiglie della Parrocchia. Bisogna però dire che tutti contribuirono, soprattutto gli anziani.

Oltre alle solite questue, altre se ne fecero con lo scopo di raccogliere fondi per la Chiesa.  Furono inoltre attuate altre iniziative:

  • furono stampate cartoline postali che ritraggono la Chiesa in costruzione. Questa immagine dovette fare in quegli anni un po’ il giro del mondo. Molte offerte giunsero dai compaesani emigrati in America (Argentina e Brasile, soprattutto). Ci fu chi promosse una sottoscrizione tra i carbonai di San Pietro e San Gallo che si trovavano a lavorare in Brasile.
  • Una suora, originaria di San Pietro, suor Maria Galizzi, che aveva doti artistiche, offrì con una certa frequenza dei quadri che furono assegnati come premi di lotterie. Anche una statuetta in argento, raffigurante S. Alessandro, dono del vescovo mons. Guindani contribuì a raggranellare una bella somma.
  • Parte dei mattoni prodotti dalla fornace che forniva il materiale alla Chiesa, veniva venduta a privati e il ricavato andava a beneficio della Parrocchia. Lo stesso si dica per il lavoro di trasporto di materiali, per taglio di legna, del fieno… Alcuni volontari si offrivano per eseguire il lavoro e devolvevano il compenso alla Chiesa.
  • Non mancarono generose offerte da parte di persone residenti fuori parrocchia, ma che in qualche modo avevano legami con San Pietro d’Orzio. Molte offerte giunsero anche da gente di San Gallo e San Giovanni Bianco.
  • Un’ultima fonte di guadagno si ebbe dalla vendita della mobilia delle case che gli emigranti avevano definitivamente abbandonate. Il ricavato veniva usato parte per Messe per i defunti, parte come offerta per la Chiesa.
  • Dopo l’apertura della Chiesa al culto, si moltiplicarono le offerte finalizzate per la costruzione del campanile, per i quadri della Via Crucis…

COMPLETAMENTO  DEI  LAVORI

Dopo la solenne apertura della Chiesa al culto si procedette per portare a termine le opere indispensabili, senza tuttavia gravare eccessivamente sulle finanze della Parrocchia. La realizzazione delle opere venne scaglionata nel tempo, cosicché per vedere la Chiesa ultimata, come la possiamo ammirare noi oggi, passeranno ancora 25 anni.

Il primo intervento, che richiese circa due anni di lavoro, riguardò la sistemazione degli altari laterali, la verniciatura, doratura e stuccatura dell’interno; nel frattempo si provvide a sistemare il piazzale esterno e il porticato a nord.

I  quattro altari laterali furono realizzati rispettando la collocazione e la struttura che avevano nell’antica Chiesa.  Il parroco don Peiti così li descrive: “A destra discendendo dall’altar maggiore vi è la cappella dedicata a M.V. del Rosario: di poi, dalla parte opposta, una cappella dedicata a Maria Addolorata con quadro nella nicchia principale. Sotto la prima cappella vi è quella di S. Giuseppe e di fronte quella di S. Antonio… Le reliquie sono conservate in una nicchia dell’altare dell’Addolorata”. Il passo riportato testimonia che nel corso della storia sono state apportate alcune sostanziali modifiche proprio agli altari laterali: uno, quello dedicato a S. Antonio, verrà sostituito con l’altare del Sacro Cuore; un altro, quello dell’Addolorata, troverà una nuova collocazione. Il materiale utilizzato proveniva in gran parte dalla Chiesa della Sella. Per la realizzazione vi lavorarono falegnami, muratori e manovali di San Pietro d’Orzio, intagliatori, stuccatori, indoratori provenienti un po’ da ogni parte della Valle Brembana e dalla provincia di Bergamo.

Nel 1907 si procedette alle decorazioni, dorature, tinteggiatura dell’interno della Chiesa. I lavori, su progetto dell’ingegner Elia Fornoni di Bergamo, furono eseguiti da una ditta specializzata di  Bergamo, la ditta Perico. Nel frattempo il pittore Giacomo Spini, utilizzando i ponteggi allestiti dagli stuccatori, realizzò i due affreschi della volta della Chiesa.

Nel 1908 fu ultimato il portico a nord della Chiesa da parte della popolazione e dell’impresa Magni Giuseppe di Almenno. Vennero utilizzate le belle colonne dell’unico porticato della vecchia Chiesa della Sella. Si provvide inoltre a far costruire, sempre all’impresa Magni, con l’aiuto di volontari, il muro a secco del sagrato e a sistemare l’intero piazzale.

Nel 1909 fu rimesso a nuovo dal falegname Bonzi Pietro l’altare maggiore.                                           Nel 1910  furono acquistati i quadri della Via Crucis, in cornici riccamente intagliate e dorate; i dipinti sono delle riproduzioni della Via Crucis di Luigi Morgari.  Sempre nel 1910 furono collocate le due cantorie, opera del falegname Testa Giuseppe di Brusaporto; le due belle tele delle cantorie sono di Pasquale Arzuffi.

L’interno si poteva considerare ultimato: mancava solamente l’organo.

Nell’ottobre 1908 ebbe luogo la Visita pastorale di mons. Radini Tedeschi (che aveva come segretario don Angelo Roncalli). Di questa visita pastorale, dai cui documenti sono state attinte molte delle notizie qui  riportate, si ricordano due importanti suggerimenti: il Vescovo sollecitava la costruzione di una nuova casa parrocchiale e il completamento del campanile.

IL CAMPANILE

Il campanile era stato innalzato dall’impresa Cisana  (quella che aveva costruito la Chiesa) solamente fino al tetto della Chiesa. In quegli anni, e precisamente dal 1905 quando fu aperta al culto la nuova Chiesa parrocchiale, continuava a funzionare il campanile della Sella. Nel 1911 i lavori di completamento del campanile furono affidati all’impresa Brozzoni Pietro di Costa Serina. La stessa impresa provvide anche al trasporto e alla sistemazione delle cinque campane, benedette da mons. Luigi Speranza nel 1861 per il vecchio campanile, che verrà demolito nel 1938. Durante la seconda guerra mondiale le campane furono requisite; in seguito la ditta Paolo Capanni di Castelnuovo ne’ Monti  fuse l’attuale concerto di cinque campane, che furono consacrate dal vescovo Giuseppe Maggi del PIME, il 4 giugno 1953.

Sul campanile venne collocata, sempre nel 1911, la statua di San Pietro, opera dello scultore Siccardi Giuseppe. Lo scultore realizzò il calco in gesso, che fu trasportato per ferrovia fino a San Giovanni Bianco e da qui, con i soliti mezzi, fino a San Pietro, dove si provvide alla gettata in cemento direttamente sul campanile. Venne pure sistemato l’orologio, di proprietà dell’Amministrazione comunale. La regolazione e la manutenzione dell’orologio furono  affidate al sagrestano.  L’intera opera, campanile e statua di San Pietro, costò circa 5 mila lire.

Nel 1912, in seguito alle continue pressioni della Curia di Bergamo, accompagnate dalla minaccia di lasciare la Parrocchia senza prete, l’Amministrazione comunale deliberò la costruzione della nuova casa parrocchiale. La Fabbriceria parrocchiale cedette gratuitamente il materiale: calce, mattoni, legname, pietre, tegole, sabbia. Inoltre il parroco, don Peiti, donava al Comune un appezzamento di terreno per la costruzione della nuova casa parrocchiale e per l’orto del parroco. In quell’anno don Peiti lascia la guida della parrocchia per diventare gesuita.

Con la costruzione della casa parrocchiale siamo giunti allo scoppio della prima guerra mondiale, avvenimento che lasciò anche nella  Parrocchia di San Pietro gravi lutti, testimoniati nella lapide collocata sotto il porticato a nord della Chiesa. Questa lapide, in tempi recenti, ha trovato una nuova sistemazione nel porticato a sud.

Interno della torre campanaria prima del rifacimento dell’intera scala

 

 

 

 

L’ORGANO  E  L’ALTARE  DEL  SACRO  CUORE

L’organo della Chiesa fu costruito nel 1916 da Roberti Francesco e figlio Arturo di Bergamo. L’organo vecchio, attribuito ai Bossi, celebre ditta organaria di Bergamo, fu utilizzato quasi per intero per il nuovo organo, che fu pagato 2.500 lire.

Tre anni dopo, nel 1919, fu collocato l’altare del Sacro Cuore, voluto dai reduci della prima guerra mondiale.  L’opera fu affidata alla ditta Paleni Ernesto di Bergamo.

LA CONSACRAZIONE

La consacrazione della Chiesa parrocchiale di San Pietro d’Orzio ebbe luogo nel 1920, durante la visita pastorale del vescovo mons. Luigi Maria Marelli.  Il vescovo giunse a San Pietro martedì 6 aprile alle ore 16, accolto dalla popolazione festante. Accompagnato processionalmente alla Parrocchia al suono della banda musicale, rivolse ai fedeli il suo primo discorso, poi interrogò i fanciulli e le fanciulle della dottrina che trovò ben istruiti. Quindi si recò al cimitero (situato il località Sella); ritornato in Chiesa, la giornata si chiuse con la benedizione eucaristica.  Il giorno successivo, mercoledì 7 aprile, alle ore 7,30 il Vescovo compì il rito solenne della consacrazione della nuova Chiesa parrocchiale. Alle 11 assistette alla Messa solenne e amministrò la Cresima.  Alle ore 14, dopo un conveniente ristoro, visitò la Chiesa e assistette al canto dei Vespri. Prese parte alla solenne processione delle reliquie, chiudendola con la benedizione col legno della Santa Croce. Alle 17 ricevette i Fabbriceri, i sacerdoti e le autorità del luogo.   L’8 aprile mons, Marelli celebrò la Messa alle ore 7 e chiuse la Visita pastorale con la solenne benedizione eucaristica.  Alle ore 9 lasciò la Parrocchia per portarsi a quella di Camerata; strada facendo visitò gli Oratori della parrocchia di San Pietro.

Il Vescovo ordinò che fosse posta una lapide commemorativa della consacrazione della Chiesa e che ogni anno, nel giorno dell’anniversario, si celebrasse la Messa della Dedicazione.

Il testo della lapide, collocata in fondo alla Chiesa, così recita:

QUESTO TEMPIO DEDICATO A S. PIETRO APOSTOLO

LA CUI PRIMA PIETRA MENTRE ERA PARROCO GIOVANNI SANGALLI

IL GIORNO 11 MAGGIO 1899 IL VESCOVO GAETANO C. GUINDANI POSE

PER MANDATO DEL VESCOVO GIACOMO M. RADINI TEDESCHI

IL GIORNO 24 DICEMBRE 1905 IL PARROCO FELICE PEITI

CON RITO SOLENNE BENEDISSE (QUESTO TEMPIO) COSTRUITO

CON IL CONTRIBUTO E IL LAVORO DEL CLERO E DEL POPOLO ESULTANTI

MENTRE ERA PARROCO ARCANGELO CHIESA

IL GIORNO 7 APRILE IL VESCOVO LUIGI M. MARELLI

INSIEME ALL’ALTARE DEL SACRO CUORE DI GESU’ CONSACRO’

Negli anni successivi alla consacrazione, per merito soprattutto del parroco don Angelo Mosca, si attuarono altre opere: la Chiesina di Lourdes, il porticato a sud, il Cimitero.

Nel mese di maggio 2001, essendo parroco don Alessandro Sesana, ebbero inizio i lavori per riportare il tempio alla sua bellezza originaria, come lo hanno voluto i fedeli della Parrocchia all’inizio del 1900.    L’intervento, assegnato al restauratore Diego Gervasoni di Zogno, è durato circa un anno.  Ora la Chiesa, grazie all’impegno di molti e all’aiuto di tanti, si può ammirare nel suo splendore.